Epoca romana e Via Claudia Augusta

In epoca romana la Piana Rotaliana era attraversata dalla più importante via di comunicazione verso nord dell’impero romano: la Via Claudia Augusta. Fondata per favorire le campagne militari nelle Alpi nel 15 a.C., sotto l’impero di Augusto, fu poi ampliata dall’imperatore Claudio, da cui prende il nome.  Il suo tracciato andava da Altino, importante snodo commerciale sull’Adriatico (nei pressi di Venezia) e giungeva fino ad Augusta (Augsburg), in Germania, costeggiando il Piave e passando per la Valsugana, la Valle dell’Adige e il passo Resia.  In corrispondenza della Piana Rotaliana la Via Claudia scorreva sulla sponda sinistra dell’Adige, non sul fondovalle ma a mezza altezza sul versante delle catene montuose (alcuni resti furono infatti rinvenuti in prossimità di Pressano, sopra Lavis).
Nave San Felice era il punto in cui era possibile traghettare l’Adige e passare all’altra sponda: nell’abitato si trovava un posto di guardia, di cui sono testimoni i resti di una torre in pietra presumibilmente di epoca romano imperiale.  Più difficile è ricostruire il tracciato della via da Nave San Felice a Mezzocorona.  Qui sono stati ritrovati, presso il sito del Giontech (vedi più avanti), i resti di una significativa via di comunicazione lastricata.
La via Claudia assume un’importanza rilevante per l’impero perché diventa sempre più strumento di circolazione non solo di legionari, ma anche di merci, di persone e di idee.

Numerose sono le testimonianze archeologiche riferibili al periodo romano rinvenute in Piana Rotaliana. Sicuramente i siti di maggiore interesse sono quello del Giontech e quello di Drei Canè, entrambi a Mezzocorona.

L’insediamento del Giontech, databile tra il I e il VI secolo d.C., si estendeva su una superficie di oltre quattromila metri quadrati ed era composto da una serie di edifici eretti appunto lungo una via lastricata. Nell’unico ambiente oggi visibile di uno di questi edifici è stato riportato in luce un sistema di riscaldamento ad aria calda (hypocaustrum).  
A partire dal IV secolo l’abitato del Giontech inizia un lento declino, sebbene la strada che attraversa questo complesso abitativo continui ad essere l’arteria principale di comunicazione; il declino prosegue fino allo spopolamento del VI secolo che, insieme all’esondazione del torrente Noce della fine dello stesso secolo, contribuì al danneggiamento e all’abbandono completo dell’insediamento.  Oggi, nel luogo dove sorge il sito archeologico , si trova la Domus Romana, struttura polifunzionale in cui è possibile vedere parte del sistema di riscaldamento a pavimento, spiegato da pannelli illustrativi.

Il sito Drei Canè è invece composto da strutture riferibili ad un vasto impianto rurale e produttivo riconducibile al sistema romano delle “ville rustiche”. In un ambiente è stato possibile riportare in luce ciò che rimane di una cucina con un focolare, mentre deve essere riferibile a una stanza magazzino l’ambiente in cui sono stati ritrovati numerosi frammenti ossei di animali, frumento , un’anfora e perfino dei vinaccioli, inconfutabile testimonianza di una viticoltura destinata a perpetuarsi nel corso dei secoli.   All’interno dell’antiquarium (il sito in questione che si trova nella proprietà delle Cantine MezzaCorona), accessibile al pubblico, sono esposte anche alcune lastre in calcare ammonitico e verdello, non strettamente pertinenti alle case ma recuperate nel 1932 sempre a Mezzocorona, durante i lavori della Cantina.  

BIBLIOGRAFIA
Provincia Autonoma di Trento – Servizio beni Culturali – Ufficio beni Archeologici: Settemila anni di storia della Piana Rotaliana, Rovereto (Tn) 2002
Andrea Brugnara,  I luoghi dell’arte e della storia nel Comune di Lavis, Lavis, 2008