Il Novecento

Come il resto del Trentino, nel XIX e XX secolo la Piana Rotaliana si caratterizza per lo sviluppo delle attività cooperative: nascono le casse rurali, le famiglie cooperative e le cantine, sociali o di privati.
Le infrastrutture si rinforzano: si costruiscono la “feratèla” (1906), piccola ferrovia a scartamento ridotto che collegava Mezzolombardo e Mezzocorona, e la tramvia Trento Malé (1909).
La Prima Guerra mondiale determinò la militarizzazione del territorio, per esempio con l’apertura di caserme a Mezzolombardo e Mezzocorona. I sospetti di irredentismo subirono l’internamento a Katzenau: si ricordino don Giuseppe Maurina curato di Nave San Rocco e don Pietro Martini curato di Roveré della Luna. Nel 1915 il Regno d’Italia invase il Trentino, territorio dell’Impero austro-ungarico, annettendolo nel 1920 assieme al Sudtirolo. Nel primo dopoguerra si procedette alla ricostruzione e a una faticosa ripresa: le campagne avevano subito l’aggressione della fillossera, insetto dannoso per la vite.
Sotto il fascismo si ebbe una ridistribuzione amministrativa dei territori comunali: San Michele all’Adige assorbì i municipi prima autonomi di Grumo e di Faedo; Zambana riunì i comuni di Fai della Paganella e Nave San Rocco, tornati entrambi autonomi nel 1948.
Negli anni Trenta, importanti furono le bonifiche attuate a Nave San Rocco. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione conobbe i bombardamenti volti a danneggiare le infrastrutture (strade, ponti e ferrovia): “Magna bevi e godi, ma sta lontan dal pont dei Vodi” recitava l’adagio popolare riferendosi al manufatto di Lavis. Dal secondo dopoguerra iniziò la ripresa e la crescita costante dell’economia e del benessere, in particolare nel settore enologico e dell’industria.